I penalisti scendono di nuovo in campo contro i “reiterati casi di aggressione alla funzione difensiva” degli ultimi anni, proclamando l’astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria nel settore penale per i giorni 13, 14 e 15 gennaio 2014.

Tra le ragioni si evidenzia l’abitudine, “illegittima ed anche illecità”, di “ascoltare e registrare le conversazioni tra avvocato e difeso nonostante le continue proteste delle Camere Penali”, fino al punto di arrivare, in alcuni casi, a “ritrovare conversazioni tra avvocato e cliente persino nelle ordinanze di custodia cautelare redatte dai Gip”. E ciò mentre “permangono nel nostro codice di rito misure che alimentano questo senso di diffidenza verso la difesa, come la mai abbastanza vituperata facoltà del giudice – aggiunge la delibera – di fissare il divieto di colloqui della persona sottoposta a misura cautelare con il proprio difensore, mentre è dovuta intervenire la Corte Costituzionale per abrogare l’assurda limitazione a tre per settimana dei colloqui con i propri avvocati dei ristretti in regime di 41 bis”.

E ancora, il sistema del cosiddetto “doppio binario”, nato anni fa come eccezione, che “si è da tempo stabilizzato nel nostro ordinamento ed ha preso a dilagare in ambiti che non riguardano più soltanto la criminalità organizzata, diventando il pretesto per la riduzione delle garanzie difensive e di libertà in tutto il processo penale”. Per non parlare delle “preannunciate iniziative di legge che mirano al totale superamento del principio dell’immutabilità del giudice, così da far emettere la sentenza a chi non ha seguito il dibattimento, cosa contraria al dettato costituzionale anche se attualmente consentita, in via di eccezione, nei processi di criminalità organizzata”.

Contro questo degrado, si conclude, per recuperare il rispetto del diritto di difesa costituzionalmente garantito, “appare necessario mettere in atto una iniziativa di forte denuncia politica al fine di arrestare questa deriva ed iniziare una decisa inversione di tendenza negli organi istituzionali che ne sono la causa, oltre che per informare l’opinione pubblica”.

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